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Difficoltà psicologiche dello sviluppo

Violenza tra mamma e papà. Come stanno i bambini?

Avendo seguito il convegno “Scatenatevi – Come prevenire il punto di non ritorno nella coppia violenta e codipendente”, ho scritto un articolo sulle dinamiche di tali coppie, e adesso affronterò il secondo tema centrale della questione, ovvero l’impatto che la violenza intrafamiliare ha sui più piccoli.

Si parla di violenza assistita sia in senso diretto, quando i bambini vedono con i propri occhi il compiersi dell’atto violento, sia in senso indiretto, quando ad esempio sono in un’altra stanza e sentono i genitori gridare.

I bambini che vivono in contesti familiari violenti diventano ipersensibili. Essi risultano infatti estremamente scossi ad ogni minimo rumore, che intendono immediatamente come un allarme. Così, possiamo vedere bambini terrorizzati e atterriti persino dalle urla del goal, quando gli adulti guardano la partita. Non c’è più distinzione tra liti e manifestazioni di gioia: il tono alto di voce è una minaccia. Sempre.

Il bambino vive nel caos. Non si sente visto. Non si sente riconosciuto nella sua sofferenza. Gli adulti litigano e non si accorgono di lui.

Questo senso di invisibilità è percepito dal bambino poichè si specchia nella relazione di coppia. Dunque, quando si tratta di coppie violente, il bambino subisce una ferita all’immagine di sé, e la conseguenza è che il piccolo si sente disprezzato, e a sua volta disprezza.

Il bambino è dunque catturato nella prigione delle triangolazioni familiari, di alleanze ora con l’uno ora con l’altro… alleanze patologiche poiché non vi è più alcuna dimensione di gioco, ma solo un processo adultizzante e lesivo dell’identità infantile del bambino.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ad essere danneggiata, agli occhi del figlio, non è solo l’immagine di colui che perpetra l’atto violento (ad esempio il padre che picchia la madre), bensì l’immagine di entrambi i genitori, poiché non sono più un canale adeguato per l’affettività.

Il bambino è esposto al pericolo proprio da coloro che dovrebbero proteggerlo. Tale situazione, invece, ribalta i ruoli, poiché il bambino non può chiedere aiuto ai propri genitori, troppo presi dalle problematiche di coppia, e fa leva sul proprio naturale senso di onnipotenza infantile ponendosi lui come protettore dei genitori.

Inoltre, il bambino è intrappolato in una spirale fatta di senso di colpa e vincoli di lealtà. Il piccolo infatti sente di essere la causa dei litigi tra i suoi genitori, dunque si sente inadeguato e in colpa; ma d’altra parte rispetta la legge non scritta dell’omertà familiare, non dicendo niente all’esterno di quanto accade a casa, per lealtà nei confronti dei genitori, e nel tentativo di sentirsi meno inadeguato.

Tutto ciò comporta l’emergere, nel bambino, di un’autostima molto carente, di una scarsa capacità di empatizzare con l’altro, di un tono dell’umore basso, e a volte anche di una compromissione delle facoltà cognitive, laddove non ci sono deficit di alcun genere.

In conclusione, per tutelare i propri figli, è primario che i genitori comincino a tutelare se stessi e a svincolarsi dalla dinamica di codipendenza di coppia… solo così potranno recuperare un’immagine genitoriale adeguata e funzionale al benessere dei bambini.

 

                  

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