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Difficoltà relazionali

Scatenatevi - La coppia codipendente e violenta

Venerdì 10 ottobre 2014 si è tenuto a Napoli il convegno “Scatenatevi – Come prevenire il punto di non ritorno nella coppia violenta e codipendente”.

 

Pur essendo un’addetta ai lavori, ho trovato in questa giornata molti nuovi spunti di riflessione su un tema quanto mai attuale, dunque mi fa piacere dare il mio contributo affinchè qualche briciola delle argomentazioni ascoltate possa raggiungere colleghi e non, che seppur non presenti quel giorno sono interessati ad approfondire l’argomento.

In particolare, mi focalizzerò sui due punti del convegno che ritengo maggiormente “emergenti”, ovvero le dinamiche fondamentali di questo tipo di coppia e il loro riverberarsi nella stanza di terapia, e l’impatto che la violenza intrafamiliare ha sui bambini. Oggi parlerò del primo punto.

Sebbene esistano casi di violenza perpetrata da donne nei confronti del partner maschile, statisticamente è molto più frequente che sia l’uomo a usare violenza sulla donna. Solo per questo motivo e per semplicità di esposizione, mi riferirò all’uomo violento, ma il lettore tenga presente che si parla di dinamiche psicologiche relazionali, e non di qualità specifiche del maschio e della femmina. Inoltre, sottolineo che la violenza non è necessariamente fisica, ma può essere anche psicologica ed essere altrettanto aberrante.

 

Trattando il tema in questione, si potrebbero scomodare molte teorie e spiegazioni più o meno ancestrali, come il masochismo femminile, la sindrome di Stoccolma o un’atavica insicurezza della donna che subisce la violenza, che la porta a ricercare continuamente le conferme che le sono mancate.

L’immagine che ne dà il modello sistemico-relazionale è però a mio avviso particolarmente immediata ed efficace.

L’incastro della coppia violenta sta nella dipendenza della cosiddetta “vittima” dal giudizio del cosiddetto “carnefice”: lei combatte costantemente con il timore di non essere perfetta come lui la vuole ed il conseguente rischio di essere detronizzata da una posizione di centralità ai suoi occhi (che per lei rappresenta la punizione peggiore che riesca ad immaginare).

Lui presenta continue e sempre maggiori richieste, perché lei è troppo così o non abbastanza colà… dunque lei spende tutte le proprie energie psichiche nell’affannoso inseguimento di un ideale femminile che non è della donna stessa, bensì del partner, nel tentativo di convincerlo di essere perfetta e giusta così come lui la vuole, ed ogni atto di violenza fisica o psicologica dà il via ad ulteriori aggiustamenti da parte della donna che si chiede cosa ci sia di sbagliato in lei, invece di chiedersi cosa c’è di sbagliato nella relazione.

In questo circolo vizioso l’unica apparente arma della “vittima” è il perdono. Lui ammette ogni volta di avere sbagliato e promette che non lo farà più; lei si sente gratificata dall’avere ragione e si convince che stavolta sarà diverso. Ma questo perdono “razionalmente ingiustificato” non fa altro che insinuare nell’uomo l’idea che lei abbia effettivamente qualcosa di sbagliato o da nascondere, così aumenta il controllo e la giostra riparte con un nuovo giro.

 

Non è infrequente in terapia sentire la coppia pronunciare frasi di questo genere:

Uomo - “Lo so che ho sbagliato, ma in fondo mi sono già scusato, e non vedo perché adesso mi si debba ritenere una cattiva persona.”

Donna – “beh, lui è così…io sto cercando di adattarmi a lui, ma forse non riesco abbastanza…potrei fare più questo o più quello…”

 

Tradotte in termini relazionali, questi due flash appaiono così:

Dunque, è un’unione di due mancanze. Ma nelle relazioni, l’unione di due meno non fa mai un + .

 

La grande chance offerta dalla psicoterapia è quella di poter “esistere” in un contesto protetto, in cui il focus dell’attenzione può finalmente spostarsi dal partner a se stessi. In questo modo, interrompendo il flusso di recriminazioni reciproche, il paziente può rivolgere lo sguardo a se stesso, cominciare a intravvedere chi è e dove vuole andare, e fare qualcosa di utile per se.

 

Dal canto suo il terapeuta, in un’ottica di coerenza strategica, utilizza se stesso e il proprio bagaglio personale mantenendosi in asse tra i propri livelli cognitivi ed emotivi, sposando ciò che è suo e ciò che dell’altro in un “crossing over psichico”, in un gioco di uguaglianze e differenze con chi ha di fronte.

 

Allontanarsi dalla situazione di pericolo non è sufficiente a tutelarsi se non si fa qualcosa per il proprio benessere e se non ci si fortifica.

 

“Non basta che cambi la geografia; deve cambiare la storia.”

 

Voglio concludere questo articolo citando Rossella Aurilio: “Non dovete mai avere paura dei sogni. Dovete avere paura dei risvegli, se insistete a voler sognare anche da svegli.”

E poi, diciamocela tutta, i sogni sono piuttosto scontati, mentre i risvegli sono un’avventura, e non si sa come finiranno…

 

 

A breve l’articolo sul secondo punto in questione, ovvero le ricadute che la violenza domestica ha sui figli

 

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